Leo Ortolani presenta
RAT-MAN
Rat-Man © 2007 Leonardo Ortolani
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SQUADRA CHE VINCE...
Pare che, di questi tempi, non ci si possa sottrarre dall’obbligo di commentare THE AVENGERS, la scommessa vinta dalla Disney con i personaggi Marvel assemblati con pazienza, film dopo film.
Avendolo visto ieri sera, sono ancora fresco di immagini e quindi vi parlerò di MONEYBALL.

MONEYBALL, ribattezzato “L’ARTE DI VINCERE” in italiano, è un film sul baseball. Uno degli sport di cui meno me ne potrebbe fregare meno in tutto l’universo mondo.
Uno sport che se chiedi a qualcuno, in Italia, come si gioca, lo sanno come nella canzone di Gianni Morandi. Che non è “La mia nemica amatissima”, ma è “Uno su mille”.
E povero Gianni, che se lo digiti su guugol, salta fuori sempre “coprofagia”.
Vabbè.
Comunque, dicevo, MONEYBALL è un film che parla della storia vera di un manager di una squadra di baseball (e già verrebbe da sbadigliare) che cerca di mettere su una squadra di giocatori in grado di farsi strada nel campionato.
Come la mette su? Grazie all’aiuto di un diversamente magro, uscito da Yale (e qui si sta già russando), che usa tabelle di dati per determinare chi possa giocare e chi no.
Baseball e numeri. Tanti numeri.
Ecco, MONEYBALL è un film che ho iniziato a vedere giusto per guardare qualcosa, mentre mangiavo un panino, che poi dovevo tornare a lavorare, e invece mi ha afferrato per il cuore, la testa, lo stomaco e mi ha trascinato dentro, fino alla fine, lasciandomi incapace di staccare la spina all’attenzione, regalandomi momenti di pura emozione, facendomi venire pure la pelle d’oca, quando senti quel rumore…quel rumore di palla battuta in quel modo, che sai che poi volerà fuori dal campo.
Quando mi sono risvegliato, che era davvero finito, ero rimasto indietro con il lavoro. Apparentemente. Perché il mio lavoro è anche questo, è anche vedere che in giro ci sono storie così, che vigliacco se pensi che funzioneranno e invece è la cosa migliore che hai visto da tempo.
Innanzitutto ci sono dentro degli attori veri, tipo, che so…un Brad Pitt da oscar. Tipo, che so…Philip Seymour Hoffman in una parte secondaria. Cioè…metti un gigantesco Philip Seymour Hoffman in una parte secondaria, ti rendi conto?

E le facce che ci sono dentro dei personaggi di contorno? Non ne sbagliano una. Anche Jonah Hill è bravissimo. Che è il ciccione che è uscito da Yale, che subito ti sta sulle balle, poi, invece si sposta.

Poi ci metti dentro una sceneggiatura che avrà anche i suoi cliscè (lo scrivo così, sì), ma se una cosa è diventata un cliscè, un motivo ci sarà, no? E il motivo è che funziona sempre. Se poi sai usarlo bene, ti fa volare il film.
Tutti i nuovi “registi” cercano di evitare i cliscè, cercano di farli passare senza che uno se ne accorga, che purtroppo a volte devono usarli, ma non vorrebbero, vorrebbero fare…chissà cosa.
Poi ci metti un regista. Tipo uno che ha fatto TRUMAN CAPOTE, guarda caso con lo stesso Philip Seymour Hoffman, che poi ha vinto un oscar.
Se non avete visto MONEYBALL, vi consiglio di recuperarlo.
Guardarlo, non sarà TEMPO PERSO.
Ah, poi ci sono anche i VENDICATORI, eh?

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