Leo Ortolani presenta
RAT-MAN
Rat-Man © 2007 Leonardo Ortolani
RAT-NEWS
MML presenta... Leo!
Come ormai sanno anche i sassi, il prossimo Napoli ComiCon dedicherà una mostra a Leo Ortolani e al suo personaggio più popolare, Rat-Man ovviamente.
Panini Comics collabora all’evento con un libro-catalogo che sarà disponibile in anteprima nel corso della manifestazione e, in seguito, nelle fumetterie e online. In attesa di metterci le mani sopra vi proponiamo l’introduzione all’opera, per mano di Marco Lupoi.
Tutta l’idea è in un semplice gesto. Sentirsi in pericolo. Sentirsi disperati, affranti. E alzare lo sguardo in alto, sui tetti. Alla ricerca di un super eroe. Di una figura che dall’alto vigila su di noi. Pronta a gettarsi in aiuto, in sostegno, in difesa.
Tra tutte le innovazioni alla cultura popolare apportate da Leo Ortolani, questa è una delle più significative, delle più incisive. L’idea che i super eroi sono un meme, sono un frammento di conoscenza collettiva condivisa attraverso l’inconscio della cultura, dei media, del linguaggio, e vivono dentro di noi, nelle nostre Città Senza Nome, nelle nostre Città Molto Grandi. Se sentiamo l’impulso di guardare in alto, al di là di ogni razionalità, con gli occhi che cercano una cappa, un mantello, un costume, una maschera, significa che contro ogni logica o razionalità il mito del super eroe ci si è ormai infiltrato dentro. E poco importa che quel super eroe sia un quarantenne con le orecchie grosse, un po’ tardo, ottuso e privo di qualsivoglia super potere. Poco importa che si chiami Deboroh in arte Rat-boy o Marvelmouse o Rat-man, uomo senza abilità e senza forza. Poco importa. Perché è tutto in quel gesto, tutto nella speranza, nel credere in un qualcosa che ci protegge, qualcosa che forse è senza superenergia e senza vista a raggi x, ma che in fondo è una parte di noi. SIAMO noi. E questo ci basta.
Leo Ortolani ci ha regalato i supereroi come un pezzo di vita quotidiana, nel loro squallore, ma anche nella loro grandezza. Perché la saga di Rat-man è tutto TRANNE un “fumetto parodistico sui super-eroi”. In RAT-MAN gli eroi sono un mito, sono generazioni in lotta con le forze del male, sono i protagonisti di un’epica contemporanea. In RAT-MAN c’è una continuità serrata, ma circolare, fatta di sistole e diastole, flashbacks e flashforwards, così frattale che a volte non ci si raccapezza (dove sono le buone, care, vecchie “note”, signor Plaax il Conquistatore, paziente, ma stringato, editor?). Ci sono nemesi storiche e invasioni di forze oscure, robot giganti e colossi inarrestabili, padroni del male e fedeli maggiordomi, capitani d’industria e poliziotti e postini transessuali. E un super eroe che poteri non ha, ma ci ricorda a ogni avventure che we can be heroes, just for one day. Anche in carrozzella, anche allo stremo delle forze, anche sopraffatti dalle forze del male. Basta la follia, l’ingenuità, una limpidezza interiore sotto l’idiozia, e salta fuori la trovata geniale dal cappello, o il provvidenziale deus ex machina, fuori o dentro di noi, o l’amico che nel momento del pericolo ci aiuta e ci dà la forza che ci mancava.
E attorno a Rat-Man ci sono anche gli altri super eroi. I suoi colleghi, passati e futuri, delle varie Squadre Segrete, ma anche i personaggi Marvel, a volte accennati, altre presenti in carne e ossa, spesso solo oggetto di battute, di freddure, piccole ossessioni di Deboroh, piccole frecciatine ad un pantheon molto più grande, da cui Ortolani trae la sua fonte d’ispirazione, ampliandolo ed esaltandolo, ma anche rendendolo a volte quasi pleonastico, davanti al “vero” scenario in cui muove i suoi personaggi, quello dell’Ombra, del Guardiano, delle Squadre Segrete, dei destini di personaggi a noi tanto simili e per questo così profondamente vicini, così profondamente cari.
Ortolani, in RAT-MAN, è riuscito in un miracolo termodinamico anomalo nel mondo del fumetto, ma che al verificarsi crea i veri fenomeni, quei titoli che attraversano le generazioni e i generi, e stabiliscono una nuova pietra di paragone. Mi viene in mente solo Cerebus, di Dave Sim, sconosciuto fuori dagli USA, e il più celebre Bone di Jeff Smith, fumetti che hanno mescolato commedia e dramma, con risultati inattesi. Ortolani e il suo pantheon di super eroi fanno qualcosa di ancor più sofisticato: mescolano dramma e commedia, fumetto umoristico e d’azione, ma nella miscela la presenza di teatro dell’assurdo, di non sequitur logici e narrativi, con i ferrei meccanismi cronologici di una vera epica moderna, è una emulsione di elementi apparentemente incompatibili, montata da Leo in una perfetta maionese, dal gusto assolutamente unico. Si rimane stupiti, leggendo cinque, sei, sette numeri consecutivi, a trovare e riannodare i fili della trama, sepolti sotto e al fianco di battute che rischiano il cardiopalma. E si rimane assolutamente meravigliati quando poi, per la strada, ci si sorprende a ripetere quel gesto. A guardare in alto alla ricerca di un super eroe, che vive là fuori e che un poco vive anche in noi, e che ci guarda e ci ama. Pronto a spiccare un balzo. E ad essere, come noi, nel vuoto.
Marco M. Lupoi
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