IL MONDO DI RATMAN

L'HO SEMPRE AMATO

In preparazione lo speciale ALLEN, LA PARODIA CHE VIENE DA LONTANO

Leo Ortolani

 ALIEN, voglio dire.

Con PREDATOR, per esempio, ho avuto un flirt. Niente di che, solo attrazione fisica, poi una sera, in pizzeria, ma per una sciocchezza, guarda, gli ho rovesciato la birra media, mi ha fatto una scenata, si è levato la maschera, ha digitato delle cose su quel suo palmare che fa dei numeri che non si capisce niente e allora gli ho detto sai cosa c’è, bello il mio iracondo? Che è finita! Ti saluto, e me ne sono andato lasciandogli anche il conto da pagare. Così impara a stare al mondo. Al suo.
Alien, invece, sempre lì a cercar di baciarti, dai e dai, anche il cuore più indurito si scioglie per forza. E impari ad accettarlo per quello che è. Un mostro. Ma certe cose vanno oltre l’aspetto fisico, altrimenti anch’io che mi sono sposato, non si capirebbe.
E l’amore nasce all’improvviso, quando su una delle tre reti RAI, con quella musica un po’ spettrale, mentre scorre l’immagine dello spazio profondo, dei segnetti bianchi si completano piano, piano, fino a formare quella scritta, Alien, film del 1979 di Ridley Scott. Alien. Perfetto,
fin dal titolo. E quei personaggi che viaggiano a bordo della gigantesca nave da carico, la “Nostromo”… Gente come me e te… Che deve lavorare per vivere… Che mangia, sputa, si arrabbia, veste camicie inguardabili e soprattutto suda. Tantissimo. Che Sigourney Weaver,
all’inizio delle riprese le venne uno sfogo cutaneo, pareva fosse allergica al pelo del gatto del film, invece era la paraffina che usavano per simulare il sudore.
Chi sudava in Guerre Stellari? Nessuno. Anche lo sporco, in Guerre Stellari, lo vedi che lo hanno costruito apposta, che il compattatore di rifiuti è acqua colorata con dentro del polistirolo. Qui c’è il grasso degli elementi meccanici, la polvere dei portelli… le unghie nere di Ripley in primo piano, quando emerge dal portello, guardinga, sperando di non incontrare lo xenomorfo.
Cioè Alien. E proprio questo realismo mi aveva inchiodato fin da subito davanti alla storia, senza sapere cosa mi sarebbe successo in quelle due ore. La chiamavo (e la chiamo ancora adesso ) “la fantascienza sporca”. Alien ha 33 anni, portati benissimo, nemmeno una ruga o un capello bianco.
Anzi, nemmeno un capello. E per tutto questo tempo non ho mai smesso di amarlo, anche quando è uscito con gli amici a fare Aliens, o si è elevato al cubo, o si è clonato. Anche quando si è messo insieme a Predator, un po’ c’ero rimasto male, ma non ho detto niente. Ma le cose non erano andate bene, e infatti era uscito pure AVP2, e si capiva che avevano litigato con gli sceneggiatori, con il regista, con gli attori e avevano dovuto sostituirli con dei cani. Dei Labrador, credo. 
Per fortuna, potevo tornare a guardarmi Alien ogni momento, prima con la mia videocassetta, poi con il mio dvd, e ogni volta restare davanti allo schermo come una lepre davanti a Pamela Anderson in topless. Un topless di notte con i fanali accesi, ovviamente.
Credo che la prima volta che provai a ridisegnare Alien fu tipo nel 1990 o giù di lì. Non so, non ho mai messo una data dietro quelle pagine, ma ricordo benissimo che le mostrai in questa casa editrice di Milano che faceva anche dei giornaletti sulle moto, e con Luigi “Sime” Simeoni eravamo andati a cercar fortuna, sperando di mettere insieme un albo “alla Lupo Alberto”, tra Rat-Man, Zompi e cose come quello strano Alien a tratteggio. Ed era prima che andassi a fare il servizio militare, quindi tra il 1990 e il 1991. E insomma, con l’aiuto di un libro fotografico sul film e di alcuni fermo immagine della videocassetta, mi ero ripromesso di realizzare una storia di 16 pagine, in cui l’equipaggio di questa nave veniva eliminato da questo alieno, salvo scoprire, allafine, quando anche Ripley veniva sparata nello spazio, che l’alieno era il pilota di questa nave e gli umani erano gli alieni cattivi che l’avevano invasa. Un ribaltamento di prospettiva banalissimo,
che infatti non portai a termine. Feci solo 4 delle 16 pagine, anche perché quella tecnica di disegno a tratteggio era così curata che un giorno riuscii a fare una sola vignetta al mattino e una sola vignetta al pomeriggio. Ora, va bene l’amore, ma anche no, eh, Alien? Che allora avevo ancora una vita, uscivo, vedevo gente, avevo una bella pelle e ridevo scioccamente, pensando a come fosse straordinario il mondo e non mi volevo certo ridurre a una scrivania tutto il giorno, chino su una pagina a fumetti! Piuttosto, facevo il geologo!
E infatti mi ero poi messo a studiare per fare il geologo, che aveva il suo fascino di camicie a scacchi di flanella, scarponi, barbe incolte, martellate alle rocce e poche ragazze, contese come fossero le ultime, tipo la Marina che, lo ammetto, mi piaceva, e l’anno scorso per caso l’ho rivista, è sempre una gran bella donna, però io non piacevo a lei, quindi mi ero rimesso di nuovo con
Alien.
E stavolta la storia l’avevo fatta tutta. Perché dentro ci avevo messo i miei amici di geologia, alcuni dei quali avrei poi messo anche nella famigerata organizzazione GEODE, ma quella è un’altra storia.
Questa qui di Alien, invece, l’avevo ribattezzata La Prova, perché avevo preso spunto dalla cosa dell’esame di stato per diventare geologi, che era un terribile spauracchio, e quindi avevo messo sulla Nostromo un equipaggio di aspiranti geologi diretti verso la Terra, per affrontare l’esame e diventare geologi a tutti gli effetti. Ma c’è del torbido nella storia, perché questi loschi individui possiedono già le domande dell’esame, rubate dallo studio di un professore, il quale, accortosi del furto, per vendicarsi fa sì che la nave si diriga verso il pianeta dove ci sono le uova aliene. Il resto è praticamente il film Alien parodiato scena per scena, con delle battute un po’ così, complice la giovinezza insipiente, che a rileggerle adesso, alcune sono sempre belle, e magari le riutilizzo, ma per il resto, magari anche no, grazie. E poi tra i protagonisti c’è pure la Marina, che si capisce da quello che succede, che mi piaceva e adesso che sono anziano, ho del pudore sui sentimenti del geologo che ero, preferisco tenerli là dentro.
Però c’erano sempre belle battute, e io che, come dicono a Lerici, “sono un navigante”, nel senso che faccio promesse da marinaio, da sempre ho sostenuto che avrei ripreso questa storia di Alien dal cassetto, l’avrei un po’ rimaneggiata e l’avrei proposta ai lettori, che sentivo poteva uscirne una cosa divertente. Quanti anni fa ho iniziato a prometterlo? Un sacco. Ogni volta che dovevo promettere qualcosa, tiravo sempre fuori questa storia di Alien che avevo nel cassetto, e poi niente. Ma con tutti, eh? Tipo che prometto a Caterina che vado a comprare il latte, intanto le prometto anche che tirerò fuori dal cassetto la storia di Alien, per riscriverla. Alla fine, niente latte.
E intanto, negli anni, la saga di Alien si spegneva lentamente, soffocata dai latrati dei registi che cercavano di riportare in vita la sua mitologia. E un po’ mi si spegneva la voglia di riaprire il cassetto, di riscrivere. Poi, un paio di anni fa, un abbaiare perentorio ci fa alzare lo sguardo! Un bel “Bau! Bau!” deciso! Di chi sa il fatto suo! E infatti è lui! È Ridley Scott in persona! Pelo lucido e medaglietta a forma di osso, con sopra il numero di telefono della moglie, nel caso si perda. E cosa ci dice, Ridley Scott, che ci fa fremere il coccige a tutti? Che vuole fare il prequel di Alien! Come se tornasse papà a casa, adesso non avremo più niente da temere! Poi il prequel diventa uno spin off, poi un prequel, no, forse uno spin off… però pensandoci bene… magari… prequel… ma forse meglio spin off…
E via così per due anni, fino a che, eccolo qui. Prometheus.
Un film che allargherà l’universo di Alien in direzioni nuove e inesplorate, abbaia Scott. Qui, Scott! Qui, bello! Bravo, cagnolone, braavoo… Ecco, ora spiegaci un po’ Prometheus, va’.
Comunque, alla notizia dell’arrivo del film sul prequel, sequel, spin off, remake di Alien mi si è rizzata la voglia di aprire quel cassetto! E di riscrivere quella storia! E di metterci dentro anche un po’ di Prometheus, che offre spunti esilaranti! Che poi, ci tengo a dirlo, a me Prometheus è piaciuto. Ha più buchi di sceneggiatura e incongruenze e sciocchezzerie di un Guerre Stellari a caso, dei tre nuovi, ma dite quel che volete, a me come dirige Ridley Scott, piace.
Sicuro e visionario, come un pastore tedesco. E allora ecco di nuovo quei segnetti bianchi sullo schermo, stavolta a unirsi nella parola “Prometheus”, e, sulla carta, nella parodia Allen.
Che peraltro, ora che sto scrivendo queste righe, devo ancora realizzare. Mi vanto che sarà bellissima, senza nemmeno sapere cosa ne uscirà. Ma sapete com’è, l’amore. Senti dentro come qualcosa che sta nascendo.
Sarà quell’uovo che ho mangiato?