IL MONDO DI RATMAN

IL COLORATTO

di Leo Ortolani

Lo ammetto, sono un ladro.
Non so cosa mi prenda, ma quando qualcuno trova un'espressione che sintetizza con semplicità ed efficacia un concetto, non resisto. Devo averla!
Così… ho rubato a casa di Claudio Onesti…Un amico…! Un collega…! Una persona che si fidava di me… ma non voglio esagerare: "amico" e "collega" possono bastare.
È successo tutto molto in fretta… Gli ho parlato del progetto di Rat-Man a colori, e lui lo ha chiamato "Coloratto"! Che è un neologismo bellissimo! Che io non ci sarei arrivato in mille anni, e lui… così ho aspettato che si girasse un attimo, e lesto come uno sciacallo delle colline di Salsomaggiore gliel' ho rubato.
Potrà mai perdonarmi?
Per sdebitarmi, gli porterò in sacrificio una coppia di buoi da macellare. So che avrebbe preferito altro, ma fanciulle vergini, purtroppo, le stiamo ancora cercando.
Benvenuti quindi sulle pagine del "Coloratto". Mi scuso con i daltonici, con cui avevo siglato un contratto di bianco e nero, ma la curiosità ha prevalso sulla ragione! Un po' come quando da bambino mettevo le dita nei buchini delle prese di corrente! Che esperienze!
L'idea di colorare le mie storie risale a tempi immemori, quando la Compagnia dell'Anello era ancora riunita nel consiglio di Elrond e io disegnavo fumetti per il mio piacere personale. In quei tempi felici, fatti solo di compiti e di interrogazioni, quando l'ombra delle scadenze e delle consegne non si era ancora stesa sulla Terra di Mezzo, le mie storie erano a colori. Complice il fatto che spesso si trattava di storie fantascientifiche o fantasy, il colore mi aiutava a esprimere meglio alcuni passaggi, dando maggiore potenza a certe vignette, dove esplosioni o fiamme o particolari giochi di luci erano in grado di aumentare la drammaticità del racconto.
Solo quando entrai in contatto con il mondo del fumetto, per praticità e perché la maggior parte degli editori pubblicavano in bianco e nero (anche per ragioni di costi), iniziai a sviluppare strisce e storie senza più ricorrere al colore, e quando Rat-Man venne pubblicato per la prima volta, nel novembre 1995, il bianco e nero era diventato da tempo il mio unico colore.
Dopo quasi dieci anni, Rat-Man prosegue baldanzoso in questa direzione, e così continuerà la sua inarrestabile marcia insieme ai suoi amici lemmings, fino alla fine delle sue avventure. Ma la curiosità - che sempre mi accompagna, e a volte mi fa fare figure imbarazzanti con le donne - non ha mai smesso di pensare al "Coloratto". Le poche volte che non pensava alle donne, ovviamente. Pensate che vita: donne, Coloratto, donne, Coloratto, Coloratto e donne, donne e Coloratto. Vi lascio immaginare quando mi confondevo, chiedendo a una donna: "Scusi, di che colore è?".
In effetti alcuni tentativi di riproporre alcune avventure di Rat-Man a colori ci sono stati (tra cui RAT-MAN CONTRO I SUPEREROI e il breve episodio STAR RATS - IL PRESCELTO), ma con risultati altalenanti. E in ogni caso (come per la storia IL PRESCELTO), dovendo il sottoscritto realizzare una preventiva guida-colore, indicando al colorista colori e sfumature, visti i consueti impegni di lavoro non avrei avuto il tempo di preparare queste bozze ogni volta che avessimo voluto colorare una storia di Rat-Man.
Così il Coloratto tornò nel cassetto, e vinsero le donne. Come sempre.
Un anno fa, la svolta. Scoperto che le donne sono in bianco e nero, la curiosità torna sul Coloratto.
Stavolta ho a fianco due alleati formidabili, mio fratello Lorenzo e Donald Soffritti, autore disneyano e non, da anni al lavoro su tavole a colori italiane e francesi, in grado di consigliarci e indirizzarci verso uno "stile di colorazione", lo strano animale di cui conoscevo vagamente l'esistenza ma che, al pari del coccodrillo nano dei succhi di frutta (pericolosissimo per chi beve a collo), non avevo mai preso in considerazione. Fino a quando non ho bevuto a collo quel succo d'arancia, distratto dal pensiero che forse una strada per colorare RAT-MAN c'era davvero.
Alcune bottiglie di birra più tardi (con i succhi di frutta ho chiuso, pur conscio dell'esistenza del ghepardino della birra, che si muove in branchi di tre o di sei, a seconda della confezione), avevamo escogitato anche noi uno stile di colorazione per RAT-MAN.
Scartata la colorazione piatta, che lo impoverisce e lo fissa alla pagina, abbiamo studiato una colorazione simile a quella dei cartoni animati, per sottolineare la narrazione cinematografica delle sue storie.
Lorenzo ha realizzato una prima prova, colorando la storia La Gatta! (in modo che la curiosità potesse avere Coloratto e donne al tempo stesso), e il risultato ci ha convinti che eravamo sulla strada giusta.
Il passo successivo è stato creare una serie di regole di base, di cui fare omaggio agli eventuali, incauti coloristi che avessero accettato di lavorare per RAT-MAN.
Partendo dalla più semplice "Io sono Rat-Man, non avrai altro fumetto al di fuori di me", per finire con la più difficile "Non colorare la donna d'altri", abbiamo elaborato un Manuale del Coloratto.
La prima regola è quella, sacra, del colore VERDE! MAI usare il colore verde! MAI! O la maledizione di Leo ti colpirà improvvisa come un ghepardino della birra nascosto in un succo di frutta!
Le risate, quando abbiamo fatto colorare a Pamela La minaccia verde!
La povera ragazza non ha più bevuto altro che acqua di cannella (evidentemente non è a conoscenza della piovrina delle tubature), ma con l'abilità di un ninjia ha realizzato un ottimo lavoro usando tonalità di che più si avvicinano a quelle che utilizzo in terapia.
La seconda regola è quella dei colori di base. Ogni personaggio, principale o secondario, ha dei colori da rispettare, che vengono forniti dagli dei al colorista. MAI, per nessun motivo, usare colori diversi dai colori base!
Una volta un colorista assegnò a Rat-Man un giallo diverso. Nemmeno io, che ho ordinato l'esecuzione, so che fine abbia fatto.
Altre simpatiche regole riguardano la colorazione in rapporto alla narrazione. La narrazione deve scorrere e il colore deve aiutarla, non rallentarla.
Per esempio, in una striscia in cui i personaggi e gli sfondi non cambiano per tre o più vignette, fino alla battuta finale, la colorazione sarà la stessa per tutta la gag, perché se una vignetta avesse nello sfondo, rispetto alle altre, un altro colore, l'occhio la registrerebbe come "diversa" e le attribuirebbe un'importanza che effettivamente non ha, rallentando la lettura e facendo lo sgambetto alla gag che si sta sviluppando.
Una cosa da maniaci?
Be'… non ho mai detto che la mia curiosità si interessasse al Coloratto e all'architettura del Settecento! Ah! Ah! Ah!
E questo è niente!
Volete sapere come procediamo nella colorazione delle storie di RAT-MAN? Seguitemi!
Igor! Portami le chiavi del sotterraneo! Andiamo a visitare il laboratorio!
Igor…? Igor…! Niente da fare. Pur non essendo un colorista, alla parola "laboratorio" Igor è scappato terrorizzato.
Ma procediamo!
Ed eccoci qua, nel corridoietto centrale, su cui si aprono le celle dei coloristi. Batto con il bastone contro le porte, per fare loro capire che sono arrivato. Li sento piangere e implorare. Sono svegli. Bene. Il procedimento della colorazione è lo stesso in tutte le case editrici.
All'inizio mettiamo i loro nomi dentro un sacchetto e poi estraiamo a caso colui che dovrà colorare, per esempio… Dal futuro! E il fortunato è… attenzione che estraggo il nome… Bruno Olivieri! Un applauso! Ho detto un applauso, schiavi!
Ecco, così va bene… Bruno dovrà colorare lampi e scariche elettriche, fuoco e fiamme, metallo e carne bruciata e una simpatica esplosione finale, il tutto cercando di rispettare l'atmosfera generale della serie, dando un taglio preciso a ogni scena e rispettando i termini di consegna che sono… l'altro ieri! Ah! Ah!
Vieni, Bruno, vieni… no, non ti picchio più con il bastone… no, guarda, picchio Gianluca, vedi? Ecco, mi sono già sfogato! Non aver paura, vieni… ecco… queste sono le tavole della storia.
Dimenticavo che, prima di iniziare a colorare, ognuno di loro dovrà cancellare al computer i retini grigi che avevo messo nelle prime storie di Rat-Man, per "colorarle" con una nota di grigio. Un lavoraccio. Puntino per puntino vanno cancellati senza intaccare il tratto a china, che sennò divento una belva. Per l'occasione, prima di passare a Bruno le tavole, ne ho aggiunti altri. Così, per ridere! Ah! Ah! Ah! Ridi anche tu, Bruno! Ridi che sennò… bravo, hai capito, eh…? Bravo, Bruno…
E mentre Bruno lavora, noi, così, per tenerlo un po' sul chi vive, gli telefoniamo di continuo per dargli indicazioni contrastanti sulla colorazione, così da generare panico e confusione nel nostro simpatico amico. Non è necessario, lo so, ma in casa ho un telefono, dovrò pure usarlo ogni tanto.
Bruno ha finito di togliere i retini. Adesso glieli faccio rimettere perché trovo che in fondo non stessero male! Ah! Ah! Scherzo, Bruno!
Allegro! Ora si comincia!
Se Bruno è bravo, e soprattutto vuole rivedere i suoi cari, nel giro di poche ore ha già colorato tutto perfettamente. Bruno è bravo, peccato che costringendolo a fissare lo schermo del computer così intensamente e tanto a lungo, mi perderà la vista a breve, ma nuovi coloristi desiderosi di lavorare per RAT-MAN stanno già suonando alla porta!
Ahimè, dovrò lasciarvi, cari amici, per andare ad accogliere i nuovi arrivati!
Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a realizzare questo progetto, e ringrazio Bruno per averci mostrato come si lavora. Grazie, Bruno. Hai sete? Tieni questo succo di frutta…! Buono, eh? Fresco… oh! Eccolo! Eccolo! Il coccodrillo nano! Ah! Ah! Ah! Così impari a bere a collo! Ah! Ah! Ah!
E intanto il campanello della porta suona con insistenza, pigiato da piccole dita di coloristi con la speranza di un futuro migliore sotto il braccio.
Aiutandomi con il bastone, mi trascino su per le scale.
"Eccomi… eccomi… sto arrivando…"