IL MONDO DI RATMAN

SCARTI E MAIALI

Da RAT-MAN 87 - novembre 2011

Leo Ortolani

“Il correttore automatico di Word, è una maledizione divina. Fu mandata in Egitto dopo le cavallette, ma poiché all'epoca non c'erano i computer, si decise di far morire i primogeniti.”

Questo che avete appena letto è uno scarto.

Ve ne faccio leggere un altro: “Oh, nooo! La Giornata della Memoria era ieri!”.

E poi c’è il mio scarto preferito, che non ha mai trovato una collocazione, nemmeno nel numero scorso, dove volevo inserirlo: “È come il principio di indeterminazione di Heisenberg. Che quando andava al bar, non sapeva mai che birra scegliere”.

 

C’è un quadernone ad anelli, sul mio scaffale, che mi segue da anni nella stesura delle storie di Rat-Man e in cui infilo, magari dividendole per argomenti, le battute, i frammenti di storia, i ragionamenti che non hanno trovato spazio nelle storie già realizzate. Gli scarti.

Perché quando uno scrive si sbrodola addosso un sacco di parole. Poi tocca raccoglierle e frugarci dentro con le mani, sperando che ci sia anche la storia che volevi. O almeno dei bei pezzettoni. E il resto? Spiace buttarlo. Abito pur sempre in Emilia-Romagna, dove vige la regola del maiale. Così il quadernone ad anelli è diventato sempre più grosso. Ci sono le pagine con le battute. Molte non le userò più. Tipo “la ringhiera”. E accanto c’è l’immagine di una balaustra che digrigna i denti. O “gli eleganti”. Elefanti vestiti benissimo. Però restano lì, che ormai sono come i politici della Prima Repubblica.

Poi ci sono le sezioni. Delle buste trasparenti su cui ho scritto a pennarello che tipo di storia potrebbe saltarne fuori. Tipo “RAT-MAN 2089”. O “ I SACRIFICABILI – La serie“, che è l’ultima busta creata. Più la minacciosa busta con sopra l’inequivocabile scritta “SAGA FINALE”, che per ora attende… nell’ombra…

Ma nel corso degli anni, sempre più spesso i frammenti di storia scartati risultavano strettamente legati alla storia in cui avrei voluto collocarli e una volta finita la storia erano inutilizzabili.

Ma è bastato pronunciare la parola magica: MAIALE! E improvvisamente i frammenti hanno acquistato un loro senso! Attraverso di essi era possibile raccontare la storia di Rat-Man! Dall’inizio fino a ora.

 

Ovviamente il tutto andava legato con una storia particolare, quella che avete letto negli ultimi due numeri e che è debitrice del bellissimo e angosciante film con Viggo Mortensen The Road, di cui vi consiglio vivamente la visione se vi sentite felici e con il cuore traboccante di gioia e la cosa vi disturba.

 

Le parti disegnate normalmente sono quindi le battute e le sequenze che nel corso degli anni non sono entrate a fare parte delle precedenti storie. O, come nel caso di “Misterius” e della “Maga Ornella”, sono sequenze uscite dalla penna mentre cercavo di scrivere qualcos’altro.

Perché quando ti siedi e scrivi, a volte escono cose che non ti servono, se non a scaldare il motore.

E le metti da parte.

Per differenziare queste parti dalla storia principale, ho scelto di disegnare quest’ultima in maniera “approssimativa”. Perché nel mondo della memoria le cose, i contorni, le immagini, non sono mai definiti, per quanto ci si sforzi di pensare a qualcosa. Quando sogniamo, al risveglio non riusciamo mai a essere precisi, nel raccontare quel che abbiamo visto. Così, guardando il primo bozzetto del personaggio di Valker-Viggo, ho scelto appunto di disegnare come se tutto fosse abbozzato.

Devo anche dire che personalmente adoro i bozzetti. Hanno una potenza che spesso nel disegno pulito e ben curato si perde. Soprattutto se siete incapaci di disegnare bene-bene, come me.

Uno dei motivi per cui adoro, per esempio, le tavole a matita di Jack Kirby, il quale ebbe la grande idea di fotocopiare quello che disegnava prima di passarlo all’inchiostratore di turno. Così oggi possiamo godere dello spettacolo di potenza creativa offerto dal tratto deciso della sua matita, al contrario di tante tavole ripassate a china in cui questa energia primordiale della grafite è scomparsa completamente.

Va detto che anche in una storia di questo tipo, alla fine solo la metà di tutte le parti scartate dagli albi precedenti è risultata riutilizzabile, perché comunque la narrazione ha sempre esigenza di armonia e scorrevolezza. Ma il bello è stato costruire la storia principale sugli stessi scarti.

In pratica, la miniserie IL PRIGIONIERO si può definire “scarti che generano una storia che utilizza gli scarti”.

 

Ho detto “miniserie”. In effetti, come avrete notato la storia è composta di quattro parti, che abbiamo pubblicato a due a due. Questa struttura è un mio esercizio. Volevo vedere se ero ancora in grado di creare storie più corte. Dopo essermi allargato a dismisura nelle storie degli ultimi anni, avevo bisogno di recuperare alcune regole. Volevo vedere se ero ancora in grado di restare all’interno delle 24 pagine, la classica “griglia” del fumetto supereroistico.

Ce l’ho fatta? Solo nelle prime due parti. Nella terza e nella quarta parte – quelle di questo numero – sono scivolato a 28 e 32 pagine.

Ma pazienza, dai. Poteva andare peggio. Chi ha detto “saga di New York” (RAT-MAN 76-81)?

 

Ovviamente, anche questa storia ha generato, a sua volta, degli “scarti”. Ma in questo caso si tratta di idee, più che di frammenti di sceneggiatura. Idee che ovviamente genereranno situazioni e quindi storie future. Insomma, non si riesce mai a chiudere niente.

Del resto, come disse (credo) Flaubert, “solo gli stupidi (inteso come gli scrittori stupidi) cercano di concludere un’opera”.

Il che la dice lunga sul fatto che io vi continui a ripetere che la serie di Rat-Man finirà.

E anche questo articolo è concluso.

Sigh.