IL MONDO DI RATMAN

IL TOPO DIETRO LA MASCHERA

di Maurizio Clausi

 Rat-Man nacque nel 1989 come parodia di Batman. Del personaggio DC Comics lo "pseudotopo" di Leonardo Ortolani conservava alcune caratteristiche salienti, quali un lussuoso maniero con tanto di maggiordomo e "la perdita di entrambi i genitori", evento che lo indurrà "per una curiosa e alquanto oscura associazione di idee" a combattere il crimine indossando un costume atto a terrorizzare i criminali.

Nella seconda avventura, Tòpin! The Wonder Mouse!, Rat-Man sarà affiancato da un partner: scelta che denuncia con maggiore chiarezza l'intento parodistico nei confronti dell'Uomo pipistrello. 

                        Si deve quindi affermare che Rat-Man abbia una matrice DC Comics? Secondo noi no: le similitudini con Batman e con l'originario DC Universe finiscono qui. Nelle storie successive Rat-Man si evolverà secondo quel modello Marvel che Ortolani conosce assai bene e ama profondamente.

Le storie di riferimento divengono subito quelle Marvel degli anni Sessanta, un periodo retto prevalentemente da Stan Lee e Jack Kirby. E quando affermiamo che il riferimento di Ortolani è la Marvel degli anni Sessanta non ci riferiamo all'origine dei fumetti da parodiare, quanto piuttosto all'uso di stilemi e linguaggi che oggi chiamiamo "Marvel Style".

Ortolani riprende con grande maturità gli elementi caratteristici di quello stile, piegandoli alle sue esigenze narrative o distaccandosene, il tutto con una strabiliante coerenza interna. Se a questo aggiungiamo l'irresistibile carica umoristica - un innesto rischioso sulla collaudata narrazione Marvel, di stampo avventuroso e più incline alla drammatizzazione - avremo l'esatta dimensione della brillantezza dell'operazione.

Ma quali sono gli elementi che hanno reso il Marvel Style Tanto peculiare e riconoscibile? Quali sono quelli usati da Ortolani e quali quelli deliberatamente ignorati? Per ora ci limitiamo ad analizzare un solo aspetto dei fumetti Marvel, un aspetto che ha contribuito non poco a rendere la Casa delle Idee uno degli editori più popolari del mondo.

Fra le caratteristiche più tipiche dei personaggi Marvel (con l'eccezione dei Fantastici Quattro, protagonisti della prima serie della moderna era Marvel) vi è la doppia identità, espediente per proteggere gli innocenti - stando a quanto ci dicono gli eroi di turno - ma anche brillante artificio narrativo che facilita il processo di identificazione del lettore. Naturalmente il tema della doppia identità non è nato con la Marvel, ma è stato da questa sfruttato come mai in precedenza. La svolta imposta dalla Marvel consiste nell'indurre i lettori a seguire anche (e soprattutto) le vicende dell'uomo dietro la maschera - cioè la vita privata del personaggio - oltre che dell'eroe in costume.

L'esempio più riuscito è quello dell'Uomo Ragno, un character che deve il suo straordinario successo anche al magnifico cast di comprimari che interagiscono con Peter Parker. Un meccanismo da soap opera che nella gestione Lee/Romita fu portato al massimo, alla base di storie ancora oggi ricordate da generazioni di lettori.

Seguire le vicende dell'"eroe dietro la maschera" è quindi un elemento cardine del Marvel Style, forse quello più importante, eppure in RAT-MAN è volutamente ignorato. Non sappiamo chi si cela dietro la maschera da topo; non c'è una personalità, né un nome. Nelle rare occasioni in cui Rat-Man è senza costume, è anche senza vestiti, come se non avesse un'altra identità, come se la personalità del personaggio si identificasse solo col costume. Quest'aspetto è accentuato dalla capigliatura appena accennata (l'assenza totale di capelli avrebbe, al contrario, aumentato la caratterizzazione del personaggio).

Perché Ortolani "tradisce" uno dei princìpi basilari del Marvel Style?

Seguire le vicende dell'eroe dietro la maschera, abbiamo detto, aiuta il lettore nel processo di immedesimazione, un processo che sarebbe difficile se si cercasse l'identificazione diretta con l'eroe - modello troppo alto e distante che ben poco ha a che fare con l'uomo comune: l'alter ego in borghese è quindi un tramite nel processo di identificazione.

La risposta, nel nostro caso, è che Rat-Man non è un modello aulico o comunque "alto": le sue gesta sono ridicole, pasticciate e suscitano ilarità; sono quindi più che "umane". Il processo di identificazione scatta naturalmente, senza l'intermediario in borghese, che quindi cessa di esistere.

È una maniera del tutto originale di distaccarsi - con gran disinvoltura - da un modello "forte" come quello Marvel in uno dei suoi punti più caratterizzanti. Una bella prova di autonomia per chi di Marvel è cresciuto e ancora oggi è un avido, appassionato lettore.

Una prova d'autore.