IL MONDO DI RATMAN

LUNGA VITA AL RE!

di Leo Ortolani

Jack Kirby, classe 1917, è un ragazzo newyorkese fino alle nocche, che usa in strada contro le bande avversarie del quartiere. La strada è durissima, arriva anche la Grande Depressione e bisogna sopravvivere a ogni costo. WHAM! POW! CRASH!
Qualcuno di loro finisce ammazzato. BANG.
Molti finiscono dietro le sbarre. CLANG!
Altri diventano gangster. RAT-TAT-TAT-TAT!
Esiste una foto giovanile di Jack Kirby che sorride. Sembra James Cagney in Nemico pubblico (1931). E ha una mano vistosamente fasciata. Magari se l’è chiusa in una porta. Magari si è tagliato mentre preparava da mangiare. Più probabilmente, nello stesso giorno in cui la foto è stata scattata, c’era in giro un ragazzo con un occhio nero.
Mi perdonerete se ricordo in questi termini la figura di uno dei più grandi autori del fumetto mondiale, ma è un lato del suo carattere che ha sempre affascinato uno come me, che sviene se si schiaccia un brufolo. Del resto, Jack Kirby ci ha regalato epici scontri tra Orion e Kalibak, mentre io vi ho solo proposto Rat-Man con le braccine davanti al volto che implora “non picchiarmi, ti prego!” rivolto a una vecchia. Una vecchia in un letto di ospedale, per essere precisi.
Solo conoscendo questo aspetto del passato di Kirby, ho capito perché quando Capitan America combatte, i suoi pugni non sono fasulli, i suoi calci, le sue contromosse non sono pura invenzione. Sono veri. Ciò che vedo disegnato è già successo. Non è incredibile? Quando io ho avuto la stessa età in cui LUI faceva a botte per strada, giocavo con i pupazzetti in salotto.
Certo, erano dei pupazzetti mooolto disubbidienti, eh? Mi facevano diventare matto! Certe ramanzine! Poi però facevamo pace e prima di sera mettevo ognuno nel suo lettino, con la copertina.
Jack Kirby, soprannominato “IL RE”, si salvò dalla strada grazie alle sue mani. E al suo talento, che lo portò a usarle in maniera diversa. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, lo ricorda come una persona gentilissima e molto disponibile. Ma la sua natura di combattente non lo abbandonò mai, né nella vita, né nella sua opera. Forte con i forti e mite con i miti. Il senso dell’onore e del coraggio, il sacrificio per i compagni che combattono al tuo fianco e l’uso della propria forza per difendere i deboli e gli innocenti, attraversano ogni sua pagina disegnata. Un vero Re, per noi lettori.
La breve storia L’addio al Re! fu realizzata in ricordo della sua scomparsa, avvenuta a New York il 6 febbraio 1994. Per la cronaca, è stata anche la mia prima collaborazione con Andrea Plazzi, che mi chiese un omaggio all’autore scomparso da pubblicare insieme a quelli di altri sulle pagine della rivista MARVEL MAGAZINE. Una piccola collaborazione che ha segnato il primo passo verso quella che ci avrebbe portati, anni dopo, a lavorare alla serie di RAT-MAN.
Nell’inutile tentativo di catturare il suo inimitabile stile, ho cercato di riportarne non solo il tratto, ma anche la vena narrativa, quella capacità tutta sua di rendere solenne (direi “regale”) ogni avvenimento.
Ogni tanto mi domando come sarebbe stata la mia vita se fossi nato prima e avessi potuto incontrare Jack Kirby! Immagino che in un modo o nell’altro sarei riuscito a trovare dove abitava e avrei ottenuto un appuntamento con la scusa di un’intervista. Così sarei andato lì nel suo studio e avrei parlato, parlato, con un inglese terrificante e incomprensibile, e poi avrei fatto delle battute terribili, e avrei riso da solo a boccasciocca, e per l’emozione avrei sudato tantissimo e poi avrei appoggiato una manina spugnatissima sul suo tavolo da lavoro e gli avrei rovinato una tavola appena disegnata. Magari la copertina del primo numero di FANTASTICI QUATTRO.
Così, ci sarebbe stato un lunghissimo istante di silenzio.
E il giorno dopo, qualcuno avrebbe fotografato Jack Kirby con una mano vistosamente fasciata.
Lunga vita al Re!

 
Da RAT-MAN 76 – gennaio 2010