IL MONDO DI RATMAN

RAT-SHOMON (io c’ero)

Come, quando e perché Rat-Man ha cominciato a infestare le edicole. Parola dei colpevoli.

Andrea Plazzi: editor Panini Comics

Sì, io c’ero, ma le versioni discordano. Come insegna il Maestro Kurosawa, non esiste una sola verità e quando ci sembra che esista è perché la confondiamo con un’altra.
Per cui, sì, io c’ero, ma cerchiamo di capirci.
C’ero a Lucca nel 1991, ok. Impossibile quindi non imbattersi in un Leo Ortolani di belle speranze, che pubblica a destra e a manca su fanzine, riviste e qualsiasi altra cosa, purché respiri (questa è un po’ volgare, ma se a Leo passano quella della banana a pagina 15 a me possono anche passare questa).
C’ero a Lucca nel 1992: Leo ha già fatto tesoro dell’esperienza acquisita perché riesce a convincere Luca Boschi, et voilà, ecco che me lo ritrovo sull’umoristica Starcomix. I personaggi non sono suoi e qualcuno dice che non sembra neppure lui, ma in realtà sì che sembra lui, perché ormai è chiaro che il ragazzo ha stile.
C’ero a Lucca nel 1993 e nel 1994, ma soprassediamo, va’, che è meglio.
 C’ero a Lucca nel 1995 – e fu davvero duro, come direbbe Cinzia (again: non è peggio che a pagina 15) – quando, avendo finito le riviste incustodite (s’era sparsa la voce e gli editori ci stavano attenti), Leo comincia a farsi i fumetti da solo e si presenta con Rat-Man 1, il primo numero di quella che poi chiameranno “l’autoproduzione” (che ci ho messo le virgolette per giocare d’anticipo sui ragazzi del proofreading, perché in realtà si potrebbero anche togliere). Però c’era anche John Romita Jr. a lanciare un volume bello e importante che si chiamava ROMITA, si presentava la rivista WIZe l’attenzione generale era altrove. Io però di Rat-Man me ne faccio una buona scorta, comincio a distribuirlo a destra e a manca e – senza fare molta fatica, devo dire – riesco anche a convincere Enrico Fornaroli a segnalarlo sul primo numero di WIZ disponibile. La recensione viene stampata malissimo e forse la legge solo la signora Ortolani, che ci perde un tot di diottrie, ma è felicissima.
C’ero a Lucca nel 1996 e mi sono voltato dall’altra parte quando Leo è stato trascinato in quello sgabuzzino così equivoco, perché nella vita ci sono dei momenti che un uomo deve affrontare da solo. Ma questo ve lo spiega lui più avanti.
La storia non finisce qua, ma il resto me lo tengo per un’altra volta, perché lo spazio è poco, altri colpevoli incalzano e poi mica speravate di cavarvela così, vero? Le celebrazioni continuano, in questo e nei prossimi numeri…

Marco e Marcello Lupoi: direttori editoriali di Panini Comics
Lo confesso. È tutta colpa del Muna. Fu lui, Stefano Munarini, nostro webmaster supremo, in quel lontanissimo 1996 a base di lire, pellicole da tagliare e di primi pendolarismi Bologna/Modena, a mettermi la pulce nell’orecchio: “Oh, lo sai che il giornalino di Rat-Man vende tantissimo in fumetteria. Hai mai pensato magari che potremmo ristamparlo noi in edicola?”. All’epoca il vostro Ratto preferito usciva in albi autoprodotti da Leo per le Edizioni BD (e il fatto che suo editore di allora, Andrea Rivi, sia oggi il mio braccio destro nonché Publishing Manager di Panini Comics, aprirebbe tutt’un’altra divagazione sui corsi e ricorsi storici).
Ne ero fan e lettore e un po’ tutti in redazione apprezzavamo l’umorismo al fulmicotone di Leo, e ci rendevamo conto che portato in edicola poteva attecchire e innestarsi nel filone dell’umorismo all’italiana che, da Jacovitti a Silver a Bonvi, ha attraversato tanti decenni di editoria a fumetti. Così, tra la fine del ’96 e l’inizio del ’97 prese il via il progetto: si decise per l’occasione di inserire al fianco di Ratty addirittura gli eroi della Marvel (all’epoca era “roba nostra” e tutto era più facile…), venne affiancato a Leo come supervisore il paziente editor veterano Andrea Plazzi e, con periodicità trimestrale, uscì a marzo RAT-MAN COLLECTION 1, albo ormai introvabile nella sua prima edizione. Era l’inizio di una cavalcata che dura ormai da dieci anni e che avrebbe portato Panini Comics (o Marvel Italia, all’epoca) a fare del Ratto il suo portabandiera: il suo titolo più diffuso, il più trasversale, il più ristampato (ormai ho perso il conto), il più premiato a fiere e concorsi (idem).
Di questo decennio, i miei momenti favoriti sono la prima trilogia, l’apparizione tra i Classici del fumetto di Repubblica, la mia prima apparizione dentro una storia di Rat-Man, il primo episodio del cartone visto in proiezione comunitaria con Leo e la nostra redazione nel mio ufficio. E il prossimo decennio? Dire cosa ci aspetta è difficile, data l’imprevedibilità di Leo, ma di certo tra breve inizieremo la collana in DVD dedicata ai cartoni di Rat-Man, proseguiremo con le linee di magliette e, ovviamente, continueremo a presentarvi RAT-MAN, TUTTO RAT-MAN, RAT-MAN COLOR SPECIAL, oltre a speciali e ristampe varie. E quanto alla maglietta con scritto sopra IO SONO L’ALTRO… ci stiamo ancora pensando. Buona lettura a tutti.
MML (IO)

Mi frego le mani dalla soddisfazione. Sono orgoglioso di aver rubato l’idea a quel ganzo del Munarini – razza di hacker da due soldi – in quel lontanissimo 1996 in cui c’era ancora la lira e non potevamo (ancora!) chiedervi quattro sacchi per un fumetto di 64 pagine senza metterci a ridere. Fu lui a mettermi la pulce nell’orecchio e io la presi al balzo e la divorai in un boccone. All’epoca il vostro Ratto preferito usciva in albi autoprodotti da quel mollaccione di Leo, per le Edizioni BD (e il fatto che suo editore di allora, Andrea Rivi, si sia ridotto oggi a farmi da portaborse la dice lunga su chi comanda qui).
Appena iniziai a pensare alle possibilità di poterci anche noi infilare nella linea di albi umoristici che faceva sfracelli all’epoca, le mie pupille iniziarono a roteare peggio che le tessere di una slot machine… con il segno dell’euro bene in vista (ero preveggente). Cercavamo da tempo un autore comico con qualche ideuzza e poche pretese da poter spennare e appena conobbi Leo… capii che eravamo a cavallo. Così, tra la fine del ’96 e l’inizio del ’97 prese il via il progetto, si decise per l’occasione di inserire al fianco di Ratty addirittura gli eroi della Marvel (all’epoca era “roba nostra” e potevamo fregarcene di quello che avrebbe detto Stan Lee), venne affiancato a Leo come suo cerbero il pingue cerbero Andrea Plazzi e con sciagurata periodicità trimestrale uscì a marzo RAT-MAN COLLECTION 1, albo di cui continuo a mettere in vendita copie su E-bay a 100 euro l’una, check it out. Era l’inizio di una mungitura di tutto il mungibile che ormai dura da un decennio e che avrebbe portato Panini Comics (o Marvel Italia, all’epoca) a fare del Ratto il suo fumetto più lucroso, il più ristampato, il più sfruttato (accidenti solo a Leo e alla sua atavica pigrizia, che ci impedisce di uscire settimanalmente, e alla sua presunta integrità, che ci impedisce di usare una schiera di ghost sottopagati per scrivere e disegnare al posto suo).
Di questo decennio, i miei momenti favoriti sono quando abbiamo incassato il nostro primo milione di euro di profitti, quando abbiamo incassato il secondo, quando abbiamo rifilato a Repubblica il Ratto come se fosse un grande classico (ah ah ah!) e quando nel furore di una negoziazione sono riuscito a far piangere Leo e quando nel furore di una negoziazione sono riuscito piangere io (ah ah! … no, questa non dovevo dirla).
E non dimentichiamo la mia gloriosa apparizione in una storia o due, anche se Leo continua a rifiutare di mettermi in tutte le storie come comprimario di Ratty e di cambiare il titolo del giornalino in RAT-MAN E L’IPERTRICOIDEO MML.
E il prossimo decennio? Dire cosa ci aspetta è difficile, data la pigrizia e la testardaggine di Leo, che tra l’altro vuole far finire la saga con il numero 100, riducendo il secondo decennio a un lustro o poco più. Ora, se solo riuscirà il mio piano di rapire sua moglie e usarla come pedina per le future negoziazioni… vuoi vedere che RAT-MAN diventa quindicinale? Buona lettura a tutti (o anche cattiva, tanto i vostri 2,20 eurini li avete già pagati).
MML (L’ALTRO)

 

Leo Ortolani: autore di Rat-Man
Lucca Comics, novembre 1996. Me la ricordo molto bene perché durò quattro giorni. O forse tre.
 Comunque. Ero al mio piccolo stand, dentro il palazzetto dello sport, così chiamato perché alle fiere del fumetto per entrare dovevi faticare come un dannato. Conversavo amabilmente con i miei numerosi lettori, quando qualcuno venne a dirmi che Marco Marcello Lupoi voleva parlarmi. Marco Marcello era ed è ancora il direttore di Marvel Italia, poi diventata Panini Comics o, più familiarmente, “Essa”. Mi chiedevo cosa volesse dirmi. Cosa c’entravo con Marvel Italia, Panini Comics, Essa? Qualcosa c’entravo per forza, perché dal giorno in cui Enrico Fornaroli e Andrea Plazzi mi avevano lusingato, mi ero montato la testa.
Credevo di avere un radioso futuro da fumettista e per questo mi scalmanavo tutto tra fiere e tipografie, come se dovessi fare una serie che avrebbe cambiato le sorti del fumetto italiano.
Come se non bastasse, i due editor della Marvel eccetera eccetera o semplicemente Essa erano riusciti a farmi pubblicare su una rivista di nome MARVEL MAGAZINE una storiella di poche pagine dal titolo Rat-Man contro il Punitore.
Che sembrava fosse piaciuta. Almeno, a me era piaciuta. Anche a Caterina, ma all’epoca era molto innamorata, forse non vale.
Bòn!, come dicono in Germania. Per farla breve vado allo stand di Essa e Marco Marcello mi fa entrare in uno sgabuzzino così piccolo, ma così piccolo che Marcello o Marco, uno dei due, doveva uscire. Toccò a Marcello.
E qua, come in Rocky, mi venne offerta la possibilità di fare uscire Rat-Man in edicola.
Sapete cosa risposi a Marco? Risposi che per me andava bene! Ma prima volevo chiederlo a tutti gli edicolanti, perché mi era sembrato che non tutti fossero d’accordo. “Va bene” disse Marco: “A questo, però, pensaci tu, eh?”.
Poi, visto che avevano pubblicato Rat-Man contro il Punitore, Marco fu molto gentile e si offrì di darmi un compenso. 300.000 lire. Lo guardai e dissi: “Facciamo 400.000, così mi pago un mese d’affitto del monolocale!”. Marco rise e accettò. E da allora, quando facciamo i contratti, rilancio sempre, perché so che poi Marco ride.
E così, ridendo e scherzando, sono passati dieci anni da quando Rat-Man è uscito in edicola. È il 20 gennaio 2007, sono le 20:17 e dopo aver lavorato anche oggi dalle 7 del mattino fino a ora, ho concluso il numero 59. Stasera mi rilasserò, ma so benissimo che Rat-Man è già lì che mi aspetta, nel prossimo numero, e mi darà appena il tempo di sciacquarmi la faccia e poi via, di nuovo al lavoro! Se sono contento? Sì… ma ho paura che in questo modo non riuscirò mai a fare quella serie a fumetti che avrebbe dovuto cambiare le sorti del fumetto italiano.

Enrico Fornaroli: editor Panini Comics
Con orgoglio posso vantare che fu su WIZ che Rat-Man fece la sua la prima apparizione assoluta in casa Marvel Italia. Prima dell’uscita della COLLECTION presentammo infatti, colorato per l’occasione, l’episodio Rat-Man e il Punitore. L’uomo-topo creato da Leo Ortolani faceva il suo ingresso in scena nel nostro magazine forse perché lo spirito un po’ scanzonato, a tratti goliardico, e la voglia di contaminare ed essere il più possibile trasversali favoriva una partecipazione del genere. WIZ tenne così a battesimo l’incontro/scontro fra il più improbabile dei supereroi e il più tosto giustiziere del Marvel Universe.
In realtà Rat-Man lo frequentavo già prima, quando timidamente aveva fatto la sua apparizione sugli scaffali della libreria di Alessandro Distribuzioni. Sfogliando per la prima volta quell’albetto spillato, in bianco e nero, pubblicato da una minuscola casa editrice reggiana (dal nome esotico di Edizioni Bande Dessinée), visibilmente autoprodotto, dissi fra me e me: questo personaggio farà strada! Invece no, mi limitai ad acquistarlo, lo lessi e ne fui conquistato. Questo sì, fui immediatamente posseduto da quella sindrome che contagia tutti i lettori di Rat-Man: la risata a frammentazione, che dopo essere deflagrata alla prima battuta ha un secondo effetto ancora più devastante.
Scoprii più tardi la causa del rapimento. Leo aveva saputo evocare i tempi in cui, grazie all’opera ostinata di Ferruccio Alessandri, che lo pubblicava, leggevo l’edizione italiana di Mad. Non una semplice rivista. Un mito. Rat-Man possedeva la stessa alchimia che miscelava la parodia, il nonsense, la battuta crassa, il raffinato calambour e l’invenzione pura. Così, in attesa che il grande gruppo editoriale facesse spiccare il volo a Leo e alla sua creatura (da cui la storica battuta “fletto i muscoli e sono nel vuoto”), insieme ad altri cospiratori seminavamo il verbo ortolaniano nelle pagine di WIZ.

Leggete con quale ricercato eloquio e arguta ermeneutica si recensivano le opere del nostro:

 

Una ragione per leggerlo: se “metafumetto” per voi era una marca di sigarette a basso contenuto di nicotina; se la She-Hulk di John Byrne era un fumetto banale e scontato; se speravate che per Ortolani ci fosse ancora speranza. E fanno già tre.
– Andrea Plazzi, a proposito di RAT-MAN 11 - THE R-FILE.

Una ragione per leggerlo: be', ma perché fa sganasciare delle risate! Vi sembra poco per sole 7.000 lirette? Via, la videocassetta de Il dittatore dello stato libero di Bananas di Woody Allen costa molto, molto di più!
– Max Brighel, a proposito di RAT-MAN IL GRANDE.

Una ragione per leggerlo: vedere Rat-Man che saluta il Punitore con uno squillante “Ehilà, Frank! Tutto ochèi, in famiglia?”; scoprire cosa fa lo scudo di Capitan America nel tempo libero; stupirsi  leggendo le vere origini del Dottor Destino.
– Cristiano Grassi, a proposito di RAT-MAN CONTRO I SUPEREROI

Il resto è la storia di un successo (meritato) che dura da dieci anni.