IL MONDO DI RATMAN

È UNA LUNGA STRADA…

di Leo Ortolani

Combattuto nel buio delle sale cinematografiche. C’era chi scivolava nel fango di Hamburger Hill, c’era chi marciava sulle note di Viva Topolino in Full Metal Jacket, chi alzava le braccia al cielo in Platoon e via dicendo. E poi c’era chi, come me, si guardava Rambo 2 e si inventava una palestra in casa per gonfiare le braccine e sfoggiare le magliette senza maniche. Da uomo vero. Ne avevo una nera (d’obbligo), una rossa (per i momenti più sbarazzini) e addirittura una traforata, color verde acqua. Poi mi hanno parlato di Freddy Mercury, quella traforata, e ho smesso.
Insomma, c’erano questi film sulla sporca guerra che alla fine si assomigliavano un po’ tutti, con le imboscate, le urla dei feriti, i mitra, i villaggi incendiati e la popolazione massacrata che noi al cinema si faceva “Oooh!”, ma di sdegno, poi si andava a casa e si riguardava Rambo 2. Con lei che muore e lui che sotto la pioggia battente della giungla lo vedi che giura di vendicarla e si alza con quello sguardo che se Stallone ha quello sguardo, vai, che comincia il film sul serio.
Potevo non fare un fumetto su tutto ciò? Potevo non farlo. Potevo lasciare che l’idea si perdesse nel vento. Bastava un attimo. In fondo Rambo 2 non lo guardavo più così spesso. Le magliette senza maniche avevo quasi deciso di buttarle. Si cresce, si matura. Si cambia, si fanno scelte, si vedono persone. La vita stessa è continuo mutamento. Poi un giorno mi sveglio ed è uscito Rambo 3. È il 1988. Stallone è palestratissimo, tutto unto e luccicante e con una canottiera tipo tanga. Compro anche il poster.
Lo stesso anno è nata la storia di Jo Rango.
Reduce dal Vietnam, Jo Rango si inoltra nella giungla amazzonica per liberare i suoi ex commilitoni, rapiti dall’ex berretto verde Budlo Sgranalossa, “interpretato” per l’occasione da un Arnold Schwarzenegger preso pari pari da Commando.
Nell’ultima pagina, la data di fine lavori : 6 dicembre 1988.
E poi niente, il 1988 è finito, è arrivato il 1989, ed è arrivato Rat-Man.
E in un attimo siamo nel 1995 e la serie di RAT-MAN inizia e chissà dove finirà. Allora, mentre immaginavo i numeri di RAT-MAN susseguirsi uno dopo l’altro, immaginavo pure che un giorno avrei riproposto questa storia. Mi sembrava una bella storia, con le sue gag e tutto il resto… Ma il tempo passava e la storia restava nel cassetto. E poi ZAK! Siamo già nel 2008. Sono passati vent’anni. Non ho più le magliette senza maniche. Caterina non mi avrebbe sposato, altrimenti. E soprattutto il “nostro” Vietnam è ormai così lontano…
Succede. Si cresce, si mette su famiglia, muta la percezione delle cose, si acquista maggiore fiducia e saggezza. Poi un giorno mi sveglio e c’è John Rambo al cinema. Il “mio” Rambo. È tornato. Più vecchio, più grasso e più cattivo. Come me. Ho attaccato in studio il poster di Rambo 3 e ho tirato fuori la vecchia storia dal cassetto. Ma era più giovane, più magra e meno cattiva. Così l’ho rimessa nel cassetto e ne ho scritta una nuova, quella che avete letto in questi due numeri di RAT-MAN.
Questo per spiegarvi che a volte la strada che mi porta a realizzare certe storie è una strada lunga. “It’s a long road” recita la canzone sul tema musicale di Rambo. Adesso che la saga di Ratto è conclusa, sento che davanti a me ci sono nuove sfide da affrontare. Le vecchie sono state finalmente placate. Succede. Prima o poi tutto giunge a termine, in un modo o nell’altro; la lunga strada finisce, ne iniziano altre, strade di crescita familiare, da percorrere per trasmettere alle nuove generazioni i valori appresi a nostra volta.
Strade nuove.
Poi un giorno mi sveglio e leggo che Stallone ha intenzione di fare Rambo 5.
 
Da RAT-MAN 71 – marzo 2009