IL MONDO DI RATMAN

I SEGRETI DI 299+1

Tutto (o quasi) quello che avreste voluto sapere sulla più sconvolgente “pseudo parodia” di Rat-Man

di Stefano Priarone

Non siete mai stati qui. Magari avete iniziato a leggere questa saga in due parti pensando che fosse una delle solite, geniali “pseudo parodie” di Rat-Man, nelle quali Leo Ortolani trasporta alcuni elementi di film, libri o fumetti nel contesto radicalmente diverso dell’Ortolani Universe.
Invece 299+1 (chiameremo così questa storia, mettendo insieme i titoli della prima e della seconda parte) è qualcosa di nuovo, inedito e senza precedenti nella produzione di Leo: non una parodia, ma un omaggio esplicito e diretto al romanzo a fumetti 300 di Frank Miller e all’omonimo film di Zack Snyder (che ai fini della nostra discussione non si discosta molto dall’opera originale). Ortolani ha ripreso la struttura formale del romanzo: le celebri grandi tavole sviluppate su due pagine tradizionali, la trama e parte dei dialoghi.
Ma perché Leo ha voluto fare una sua versione di 300?
“Giunto a quarant’anni, – ci risponde – ormai rassegnato a un sereno decadimento fisico, dopo i fasti degli anni Ottanta in cui mi esaltavo con Rocky e Cobra e facevo disordinatamente pesistica, rovinandomi la schiena come un idiota, la visione potente del film ha risvegliato in me qualcosa! L'omosessualità latente. E il desiderio di tornare alla potenza fisica di una volta! Quindi, da fine settembre torno in palestra!”
Che le palestre siano il paradiso dei gay è un po’ un luogo comune: ci sono anche gli etero (che magari le frequentano anche, se non soprattutto, per sbavare dietro a istruttrici e receptionist), anche se recentemente, vedendo un istruttore che non riusciva a capire come mai una receptionist non fosse attratta da un rapper a suo dire molto “figo” (questo il termine usato), chi scrive non ha potuto fare meno di pensare al commento di Leo (una di quelle classiche situazioni “alla Ortolani” che spesso capitano). Inoltre, un’altra possibile lettura “pseudo gay” di 300 proposta da alcuni, e cioè uno scontro tra “gay macho e puri” (gli Spartani) e “gay effeminati e decadenti” (Serse e i persiani), assume francamente i contorni del grottesco (noterete come in questo articolo gli “pseudo” si sprechino; che sia perché stiamo parlando di lavori al di fuori degli schemi e in definitiva – incredibile dictu – originali?).
“La prima volta che ho letto 300 – prosegue il Nostro – è stato a casa di Alain, il mio amico di Locarno. Non l’avevo comprato perché all'epoca costava un po’ troppo per le mie tasche. Ricordo che mi era rimasto impresso per la forza grafica di certe scene, come quella del pozzo. Per ringraziare Alain, gli disegnai un Rat-Man con elmo e scudo, tutto trafelato, che correva, in ritardo sul gruppo degli spartani, urlando ‘Aspettatemi!’, e gli misi come titolo 299. Tutto questo per dirti che mi sono visto il film sei volte, ho ascoltato la colonna sonora almeno 54 e ho letto il libro di Miller almeno 29. Potevo non tentare una mia versione?”

Leo come Shakespeare?
Una versione davvero sua e profondamente diversa dalle precedenti pseudo parodie.
Ortolani riprende con una certa fedeltà intere sequenze di 300 e la stessa composizione delle tavole, uno degli elementi più caratteristici del lavoro di Miller, all’epoca salutato come la sua maggiore innovazione formale. Non sembri irriverente, ma a chi scrive è venuto in mente Shakespeare, che prendeva e saccheggiava trame dappertutto (storia romana e inglese, novelle italiane, leggende locali), rielaborando con il suo tocco inconfondibile.
“La scelta di scimmiottare Miller (‘omaggiare’ è una parola grossa) – spiega Leo – era scontata: se il film stesso riprendeva il fumetto in maniera quasi pedissequa, la mia versione non poteva fare diversamente. Ho provato a interpretare con i miei pochi mezzi il suo modo di vedere le cose, molto deciso, molto bianco e nero, praticamente senza toni di grigio. Ma siccome lo stile è anche una condizione mentale e di carattere, il risultato è parziale, perché io sono una persona meno decisa e inesorabile di Miller.”
Come ben sanno i fan di Ortolani, le sue precedenti incursioni nelle grandi opere della fiction, in particolare di quelle venate di fantasy (con un po’ di libertà e nonostante lo spunto storico potremmo fare rientrare in questa categoria anche 300, se non altro per la rutilante visionarietà grafica dello stile e delle soluzioni visive scelte da Miller) sono numerose. In Cinzia la barbara (RAT-MAN 9; TUTTO RAT-MAN 6) il barbaro à la Conan innamorato di Rat-Man, modellato ovviamente sulle fattezze dell’ortolaniana Cinzia Otherside, è una sorta di fantasmagorico trans ante litteram: una donna che una crudele magia ha intrappolato nel corpo di un uomo. Nella storia Leo traspone in un contesto ortolaniano i luoghi comune dell’heroic fantasy di R.E. Howard, il creatore di Conan: una magia onnipervasiva e vista con sospetto e diffidenza, donne stupende prive di scrupoli, esseri mostruosi adorati come dei. L’effetto parodistico emerge ovviamente dall’incongruenza di un simile accostamento.
Ma le pseudo parodie di Rat-Man servono anche per dare spazio alla componente eroica del personaggio, che nelle storie “regolari” è spesso assai meno evidente della dirompente comicità, da sempre marchio di fabbrica di Ortolani.
Così, nell’albo speciale IL SIGNORE DEI RATTI, l’eroe Bolo (ennesimo avatar di Rat-Man), dopo avere salvato le sorti della Terra di Qua, fa la sua classica magia a Sedobren Gocce (Gandalf) e stavolta nell’ultima tavola indovina la carta pescata dal mago: forse la tecnologia non ha del tutto vinto sulla magia e c’è ancora spazio per la speranza.
Prima di realizzare 299+1 Leo si è documentato bene. “Prima di affrontare questa storia – rivela – ho letto quello che è successo alle Termopili e ho visto che, soprattutto per il finale, c'era spazio per una mia interpretazione. Per non limitarsi a una parodia troppo diretta.”
Un’interpretazione che passa naturalmente attraverso l’individuazione di un ruolo per Rat-Man. In questo caso, nei panni di Skrotos, ha più o meno preso il posto del deforme Efialte.
“Una volta scelto di creare una storia dai toni epici, eroici, era l'unico elemento che mi sembrava possibile inserire. Sugli altri non si poteva intervenire troppo in senso umoristico, perché ne sarebbero usciti deformati: il tono complessivo sarebbe cambiato e il finale non avrebbe avuto senso. Ho realizzato in parte, e poi scartato, senza nemmeno inchiostrarla del tutto, una tavola in cui Serse è decisamente Cinzia, vestita come Wanda Osiris, ma sentivo che nell'insieme stonava, che se l’avessi realizzato così avrei dovuto creare più interventi del personaggio, e questo non era possibile. Il risultato è una storia diversa dalle mie solite, anche per via dell’umorismo più contenuto. Ma è la storia che sceglie come essere raccontata.”
299+1 ha un afflato epico autentico: e in futuro meriterebbe davvero di essere raccolta, magari a colori, in un volume cartonato di formato orizzontale, in un’edizione analoga a quella ormai celebre di 300.

“Nessuno resta indietro”
“È solo nel finale – conclude Leo – che si raccolgono tutti gli indizi seminati qua e là, cosicché la storia può giungere a compimento. A un eroico compimento, oserei dire. Perché l'eroismo che trasuda da quegli avvenimenti alla fine non poteva che coinvolgere anche il Ratto…”
Un finale sconvolgente, sia per gli estimatori di 300 (da cui si scosta drasticamente) sia per gli aficionados di Rat-Man, non abituati a vedere il loro beniamino sotto una luce talmente drammatica.
Parte delle polemiche sollevate da 300 nascono dall’analogia fra lo scontro Sparta-Persia e l’intervento USA in Iraq. O, un po’ meno forzatamente, dalla possibilità di leggere la storia come un’apologia della civiltà occidentale, patria di uomini liberi (Leonida è un primus inter pares, non un tiranno come Serse) in lotta contro l’invasore. Una civiltà, quella spartana, per altri versi molto differente dalla nostra, dove chi non è fisicamente perfetto non ha diritto di esistere.
299+1 non corre questo rischio.
In 300, coerentemente con le interpretazioni di cui sopra, il deforme Efialte è anche un traditore, e il suo tradimento segna la fine degli Spartani. Skrotos, invece, pur piccolo e fragile, dopo la fuga iniziale torna sui suoi passi e muore eroicamente a difesa del corpo del fratello Leonida.
E se in 300 era quest’ultimo a finire crivellato di frecce, in 299+1 la sequenza e la scena finale sono pressoché identiche, ma al suo posto c’è Skrotos: ora l'eroe è lui.
Infine, l’ultima tavola di 300 mostra i Greci alla carica contro i Persiani; l’ultima di 299+1 raffigura gli Spartani in marcia nell’aldilà: un aldilà sereno, il giusto premio per un sacrificio eroico (ma non ci spingeremo tanto in là da fare paragoni stiracchiati col paradiso islamico…).
Da una parte la guerra, la vittoria; dall’altra, la pace finalmente raggiunta.
Significativa è l’ultima didascalia (“Nessuno resta indietro.”), che rovescia l’ideologia spartana della sopravvivenza del migliore: Skrotos è piccolo, apparentemente fragile, ma è anch’egli un eroe.
Del resto, l’Occidente non è figlio solo di Sparta (già Atene, notoriamente, viveva di uno spirito alquanto diverso), ma anche di duemila anni di cristianesimo e, tutto sommato, Skrotos ci appare come uno dei “puri di cuore” di cui parla il Vangelo (e gli perdoneremo l’attenzione – comprensibile – per le procaci cortigiane di Serse). Forse non ha “ereditato la terra”, ma il suo sacrificio ha salvato la Grecia e l’Occidente.
Niente male per uno strano esserino col muso di scimmia.

Da RAT-MAN 63 – novembre 2007