COLLANE E SPECIALI

VENERDÌ 12 V

NON SI PUÒ MORIRE DENTRO

di Leo Ortolani

È la strofa di una famosa canzone di molti anni fa che viene puntualmente ricordata ogni volta che qualcuno ha problemi intestinali e li condivide con amici o semplici conoscenti. Magari in ascensore.
"Non si può morire dentro" è anche la spinta creativa da cui derivano le storie contenute in questo volume, il terzo di una serie che ristampa gli episodi di VENERDÌ 12 apparsi sulle pagine di RAT-MAN nel corso di questi anni. Un volume che non doveva esistere. Ma ve lo spiego con calma. Intanto tenete a mente che "non si può morire dentro".
Già nei volumi precedenti vi avevo raccontato la mia triste storia d'amore, di come un'avvenente fanciulla mi avesse preso e poi lasciato rapidamente, come se si fosse improvvisamente accorta di avere in mano un rospo caduto in una latrina. Non era stata colpa mia. Ero scivolato.
Il dolore per l'abbandono da parte della persona amata, e la mia passione per un certo genere cinematografico (di cui l'esperto Pier Giuseppe Fenzi vi parla su questo stesso volume), avevano generato una strana storia, imperniata sulle vicende di un innamorato respinto che si trasforma in un mostro.
Nei primi dieci episodi della serie, raccolti nel volume LE ORIGINI (uscito nel 2002), il giovine Aldo, abbandonato dalla bella Bedelia, passava il tempo a disperarsi e a lamentarsi con il suo fedele servitore, Giuda, prodigo di buoni consigli. Sì. Buoni. Buoni per lo sconto di un euro sull'acquisto di un coltello per banane.
Nella seconda raccolta di episodi, LA SOLITUDINE (l'anno scorso), Aldo era costretto a confrontarsi con la sua solitudine e a fare qualcosa per combatterla. Magari usando il coltello per banane.
Inizialmente la serie doveva concludersi qui. Dopo una ventina di episodi Aldo avrebbe ritrovato il suo equilibrio ridiventando un essere umano e Giuda sarebbe andato a servire Bedelia, abbandonata a sua volta dal nuovo fidanzato, e a sua volta trasformatasi in mostro. Queste, almeno, erano le mie intenzioni all'inizio della serie.
Se così fosse stato, questo terzo volume - che ristampa gli ultimi dieci episodi - non esisterebbe neppure.
Mentre stavo realizzando gli episodi del secondo volume è accaduta invece una cosa strana. Ho provato a scrivere gli episodi che dovevano concludere la serie, ma non ci sono riuscito.
Scrivere un episodio di VENERDÌ 12 per me è sempre stato un lavoro facile, piacevole e veloce. In un pomeriggio, al massimo in una giornata, la storia veniva fuori dalla penna senza problemi, presentandosi chiara e fulminante al primo colpo.
Tuttavia, quando ho provato a scrivere gli episodi che dovevano concludere la serie, con un sinistro rumore di lamiere che si spezzano, si è presentato un pauroso blocco dello scrittore. Niente di niente. Nemmeno un'idea, una battuta, una sequenza, un battibecco… Niente. Come se qualcuno avesse mandato un incantesimo che mi impediva di scrivere la parola "fine" sulle avventure di Aldo e Giuda.
Dopo tre giorni di assoluto vuoto, ho capito cosa stava succedendo. Ero prigioniero dei miei personaggi.
Aldo e Giuda avevano ancora delle storie da raccontare e non volevano sparire lasciando le cose incomplete. A riprova che il problema era proprio questo, mi ero messo a scrivere una storia di VENERDÌ 12 senza pensare al finale… e mi era uscita buona buona dalla penna, senza problemi, come tutte le altre volte.
Cosa mancava al completamento della serie, dunque?
"Non si può morire dentro." Ecco cosa mancava. "Non si può morire dentro." A un certo punto sentite questa voce, anche se non siete in ascensore, ma non capite il senso della frase. Perché non si può morire dentro? Per non rovinare i tappeti? Per non disturbare i vicini? La voce non aggiunge altro.
Anche se provate a chiedere spiegazioni, la voce non ve ne dà. "Non si può morire dentro." E basta. Poi vi ricordate (e chi se lo scorda?) di quando la vostra ragazza vi ha lasciato dicendo: "Non sei tu, sono io", oppure: "Restiamo amici", oppure: "Guarda quello che cravatta"… Una frase senza senso, insomma; aggiungendo di avere passato un periodo da inferno, e voi a chiedervi cosa sia successo, cosa non abbia funzionato e di quale cravatta stia parlando.
Voi non lo sapete, ma dentro la vostra testa, nel momento in cui siete stati lasciati, è scattato un conto alla rovescia. Un conto alla rovescia che scalerà con esattezza gli anni, i mesi, i giorni, le ore, i minuti e i secondi che dovrete soffrire per amore prima di ricominciare a vivere. La condanna da scontare è diversa da persona a persona.
La notizia buona è che il tempo che vi resta da soffrire potrebbe essere di pochi mesi, la notizia cattiva è che a fianco c'è un altro conto alla rovescia che segnala quanto tempo vi resta da vivere, e alle volte viene tragicamente scambiato per il primo: "Evviva! Mi restano ancora da vivere 45 anni, e solo tre giorni da soffrire!".
Nel caso in cui siate riusciti a sopravvivere alle pene d'amore (che non è una particolarità anatomica particolarmente apprezzata dalle donne), allora sentite la voce: "Non si può morire dentro". È la voce del RISVEGLIO, il momento in cui la sofferenza lascia spazio alla speranza. Un momento magico, che vorreste condividere con la persona amata, che però non c'è più! Ah! Ah! Ah! Ehm… scusate.
Il RISVEGLIO! Quando, a fatica, avete messo da una parte la tristezza e volete prendervi una rivincita sulla vita! E perché mai? Non è mica lei che vi ha lasciato! Ah! Ah! Ah! Ehm… scusate ancora.
Il RISVEGLIO del cuore, il RISVEGLIO dell'anima, il ritorno del desiderio di farcela, di riuscire là dove si ha fallito la volta precedente.
Era questo che cercavano di dirmi, a modo loro, Aldo e Giuda, quando non mi hanno permesso di terminare la serie. Non poteva esserci un finale senza la ricerca della redenzione. Gli episodi di questo volume, così, ruotano attorno ai goffi tentativi di Aldo per trovare un'anima gemella. O anche una più decente. Per questo nel primo episodio del volume, IL QUADRO!, viene eliminata fisicamente la fonte del dolore di Aldo, la reliquia a cui è rimasto attaccato per i ventuno episodi precedenti, il veleno che lentamente agiva nel suo corpo deforme.
Anche TORNA A CASA ALDO! è un titolo che la dice lunga sullo spirito di questi episodi, un invito per il protagonista a ritornare a casa, nella sua forma umana, tranquillo e innamorato. Magari di una sensuale barboncina di nome Lizzy. Amore per gli animali, ma sempre d'amore si tratta.
Tutte le storie raccontano la faticosa risalita di Aldo. Partendo da una serie di buoni propositi in A-MARE!, egli affronta in SALSA DI CUORI la musica latinoamericana, ballata nei locali dove i branchi di single si arenano ogni mercoledì sera, nella speranza di incontrare qualcuno che li riporti in mare aperto.
Una volta fatto il primo passo, anche se falso, la salita è tutta una discesa!
Come affrontare dopo tanti anni un approccio con le donne, senza fare esperienza sulla simpatica Putrezia di UN SACCO D'AMORE?
Dalla morta alla morte il passo è così breve che anche Ciurga, richiamata sul palcoscenico a gran voce dal pubblico, diventa una tappa (non solo fisicamente) da affrontare per tornare alla luce!
Così, episodio dopo episodio, Aldo diventa forte. Così forte che in UN VERO AMICO! cerca nuovamente di avere una vita sociale. Cerca.
Ce la farà? Non ce la farà? Nessuna risposta sulle pagine del RISVEGLIO.
Solo un ultimo episodio, EPISODIO FINALE! (appunto), che chiude la serie delle storie brevi legando la fine al principio, in un tragico gioco che potrebbe non terminare mai.
Ricordatevelo, quando la vostra ragazza vi lascerà. Quando non avrete altro amico con cui parlare dei vostri guai che il latte a lunga conversazione. Ricordatevi che tutto questo prima o poi finirà. E sentirete la voce: "Non si può morire dentro".
Io, almeno, l'ho sentita.
Meno male che a casa mia non c'era l'ascensore.