COLLANE E SPECIALI

VENERDÌ 12 II

CI VORREBBE UN AMICO

di Leo Ortolani

 Ma va bene anche quello davanti a voi, alla cassa del supermercato.

Essere lasciati da qualcuno di cui si è innamorati, fa male. Il dolore è insopportabile, respirate a fatica e avete continue crisi di pianto. Ma non preoccupatevi. Il peggio deve ancora venire.
Tanti e tanti anni fa, in una galassia vicina vicina, un giovane belloccio e interessante si era messo insieme a una ragazza che dopo due mesi lo aveva lasciato. E siccome quel giovane ero io, potete pure togliere "belloccio" e "interessante".
Ispirandomi a quella simpatica vicenda, nel 1995 creai la serie VENERDÌ 12. Aldo, il protagonista, vive una splendida (per lui) storia d'amore con Bedelia, la quale lo abbandona improvvisamente, lasciandolo nella più profonda disperazione. A questo si aggiunge una strana maledizione che trasforma Aldo in un mostro ributtante. Da quel momento Aldo si ritira a vivere in un lugubre attico, con l'unica compagnia di un fedele maggiordomo di nome Giuda. Le prime nove puntate apparvero sul mensile a fumetti L'isola che non c'è, mensile che, a forza di augurarselo da solo, non ci fu più per davvero nel marzo del 1997. VENERDÌ 12 tuttavia gli sopravvisse sulle pagine di RAT-MAN COLLECTION, dove sono state pubblicate tutte le storie vecchie e, a partire dal novembre 1999, cominciarono ad apparire quelle nuove.

Le storie nuove partono da un concetto molto preciso, che potrei riassumere facilmente in tre parole: nessuna umana pietà. Se avete avuto un amico, o un'amica, che sono stati abbandonati improvvisamente dalla persona amata o, viceversa (mica vogliamo discriminare nessuno), se è successo a voi, ripeto, sicuramente sapete bene quello che è successo "dopo". Non avete bisogno che ve lo spieghi, anche perché quando ci ripensate, la mano corre veloce al coltello che tenete nascosto, da allora, legato alla caviglia. Se invece non avete mai vissuto l'esperienza dell'abbandono con gli occhi dell'amico carissimo dell'abbandonata/o/um, sarà meglio che vi spieghi alcune cose di cui potrete fare tesoro anche senza ringraziarmi, visto che lo faccio volentieri. Provate a immaginare che il vostro migliore amico (facciamo Aldo, per comodità) venga improvvisamente lasciato dalla ragazza (Bedelia, un nome a caso). Non appena Aldo tornerà a respirare e lo dimetteranno dal Pronto Soccorso, vi verrà a cercare. È normale che cerchi voi: siete il suo migliore amico, no? Come dite? Non siete il suo migliore amico? Pazienza, non ha molta importanza, per Aldo. Aldo deve sfogarsi e in questo momento gli andrebbe bene anche telefonare all'ora esatta. Mettiamo invece il caso che trovi voi. Al primo tentativo. Attenzione, adesso. Questi che vi do, sono consigli pratici.

Una volta che gli avrete chiesto "Come va?" avrete pochi secondi per prendere una sedia e mettervi comodi. Se non doveste riuscirci, ricordatevi di flettere le gambe ogni quarto d'ora, per la circolazione, e di non tenere la cornetta troppo vicino all'orecchio, per evitare di ritrovarvi con l'effetto "grigliata". Aldo parte! Vi racconta a cascata tutta la sua storia e come lei lo abbia inspiegabilmente lasciato da un giorno all'altro. Voi lo ascoltate, soffrite con lui e per lui, gli date qualche consiglio di primo soccorso, gli buttate lì qualche battuta, per farlo sorridere almeno un po', e infine, dopo che siete stati al telefono per più di un'ora, riattaccate la cornetta pensando "Guarda te, poveretto, cosa gli è capitato…. Mah!". E la vita riprende a scorrere normalmente. Per voi.
Lui, Aldo, è ancora fisso là, al momento in cui lei gli ha detto "È finita, lasciamoci", e forse non gli ha nemmeno detto così, ma su una rivista che poi la leggono i bambini non posso scriverlo, quello che lei gli ha detto. Per Aldo la vita non scorre. L'aria è ferma come in certe serate estive di Parma, che ve le raccomando se dovete prepararvi per affrontare la foresta pluviale. Aldo gira a vuoto, come un disco rotto. Un vecchio disco rotto, mica un CD. E cosa ti fa, Aldo? Aldo pensa. Chi potrebbe dargli un attimo di pace? Dove potrebbe sentirsi (anche per poco) compreso e compatito? E Aldo pensa all'amico. All'amico che gli ha dato ascolto la prima volta e che adesso è intento alle sue occupazioni, legge un fumetto a caso, RAT-MAN, si fa un panino, studia, chiama la sua ragazza (non quella di Aldo, ma non possiamo neppure escluderlo), ed è tutto sommato indifeso. Quando suona il telefono, l'amico avverte come un brivido lungo la schiena, ma lo ignora. E risponde. È di nuovo Aldo. Due volte nella stessa giornata, pazienza, pensa l'amico, è un momentaccio, poveretto, e di nuovo ascolta con affetto e comprensione i drammi e i tormenti che non danno tregua allo sfortunato innamorato. Qualche consiglio nuovo, qualcuno ripetuto, altre battute per tirarlo su di morale, e dopo soli 45 minuti Aldo è più tranquillo, saluta l'amico con un lungo ululato e riattacca. Silenzio. Tu-tuuu nella cornetta. "Sta davvero male" pensa l'amico, mentre torna a farsi il panino o riprende a vedere il film in cassetta che aveva bloccato. In pochi minuti si immerge nuovamente e completamente nella sua vita. Aldo no. Aldo, per quanto sia stato rassicurato… che poi le cose cambiano, che poi passa… Aldo non riesce a farsi un panino, non riesce nemmeno a seguire una trasmissione per più di cinque minuti, figuriamoci se legge o studia.

Aria, aria… non… non respiro… un dolore al petto… il cuore spezzato… che dolore… aiuto… aiuto… AIUTO!!!

A casa vostra suona il telefono.
E voi non rispondete. Magari vi chiedete anche perché vi stiate comportando così, che non vi è mai successo di non volere rispondere al telefono, ma qualcosa vi consiglia di lasciare perdere. Probabilmente non è nemmeno per voi. Dopo venti minuti circa, che ormai avete dimenticato l'accaduto, suonano alla porta.
Restate a fissare il campanello per dieci secondi, come se non l'aveste mai visto prima… Il tempo necessario perché il campanello suoni ancora una volta. E a lungo. "Chi è?" Chiedete. Ma lo sapete già.
È Aldo.
Non importa che ora è. Possono essere le tre del pomeriggio, le sette di sera o le dieci del mattino. Aldo se ne andrà da quella casa solo alle due di notte. Questa volta l'analisi della storia, di cosa è andato male, dei momenti in cui ha fatto una cosa mentre ne avrebbe dovuto fare un'altra, è a maglie fitte. Niente viene lasciato al caso, anche perché, pensate voi, se poi vi scordate qualcosa, poi bisogna riparlarne, e allora è meglio farlo adesso una volta per tutte, così poi Aldo potrà avere tutti gli strumenti del caso per analizzarla anche da solo, la sua storia, senza dovere per forza chiamarvi ogni volta che gli verrà in mente qualcosa che non aveva analizzato prima. Poi se ne va. Quando ormai avete un leggero filo di bava all'angolo della bocca e vedete tutto come attraverso una nebbiolina autunnale, Aldo se ne va. Aldo sta davvero meglio adesso che ha capito tutto, adesso che ha trovato la forza per andare avanti, adesso che ha digerito il colpo e che ci scherza anche un po' su! Ah ah ah! Ride Aldo, perfino! Vi dà grandi pacche sulle spalle. "Cosa ti tocca sopportare, vecchio mio" vi dice, e vi ringrazia perché senza di voi non ci sarebbe mica uscito da quella situazione, che gli sembrava così brutta e invece… ZAK! Adesso sta bene! Davvero! Sta davvero bene! Saluti, un'altra battuta da maschio medio su come fare per non farsi sfuggire una ragazza, accompagnata da un antico gesto nobiliare e via! A casa! È fatta!
Tutti contenti vi addormentate per avere fatto il vostro dovere di buon amico, per avere aiutato una persona a ritrovare la strada smarrita, e vi ripromettete di chiamarlo il giorno dopo, o magari tra due giorni, sì, tra due giorni è meglio, per uscire a mangiare una pizza e poi gli presenterete anche quella vostra amica, quella simpaticissima… no, non quella carina, quella simpaticissima… insomma, quella che spaventa i bambini e le puerpere quando si toglie il burka, per intenderci, quella che… e il sonno del giusto vi sfiora le palpebre cullandovi fino al mattino. Un mattino splendido, pieno di sole, con il profumo della primavera, anche se siete in autunno, o in inverno, o in primavera, che qua non si capisce più che stagione sia, e uscite di casa tutti contenti. Vi bloccate. Chi è quel tipo seduto sul muretto davanti a casa vostra…? Quello che sta piangendo, che si direbbe che abbia passato la notte all'aperto, che… È Aldo. A questo punto, se volete un consiglio, potreste approfittare del fatto che ha gli occhi velati di lacrime e che probabilmente non vi ha ancora visti, e scappare. Ma non succede mai. Di solito vi avvicinate e gli chiedete, meravigliati: "Aldo… Che cos'hai?", A questo punto spero che non abbiate impegni per la giornata, perché Aldo vi dirà le stesse cose, vi farà le stesse domande, vi esporrà gli stessi dubbi, come se per lui fosse la prima volta che ve ne parla. Ma voi non fatevi prendere in contropiede, tenete a mente le volte che questa cosa vi succederà, perché più avanti vi accadrà una cosa buffissima. Se avrete tenuto il conto, vi accorgerete che dopo la trentaquattresima volta che Aldo vi avrà raccontato le stesse cose, che non avrà capito perché lei lo ha lasciato, che vi dirà che sta male, che non vede futuro, che se c'è una luce in fondo al tunnel è solo il treno, eccetera, eccetera, eccetera, alla trentaquattresima volta, non alla trentatreesima, nemmeno alla trentacinquesima, alla trentaquattresima volta, vi accorgerete che Aldo vi ha un po' stancati. E mi sono anche espresso con delicatezza… che questa rivista, lo ripeto, potrebbe finire in mano ai bambini. Nessuna umana pietà, quindi.
Nella storia di ogni Aldo arriverà sempre un momento in cui anche gli amici lo lasceranno solo. Lo abbandoneranno a se stesso. Non per cattiveria, ma per il suo bene. E soprattutto per il loro. Così, nel finale dell'episodio VENERDÌ 12 - LE ORIGINI anche Giuda se ne andava, lasciando Aldo nella marmellata. Quella che a spalmarla porta fortuna. Ecco perché all'inizio di VENERDÌ 12 - LA SOLITUDINE trovate Aldo da solo, nel tentativo di sopravvivere alla sua disgrazia.
Ecco perché, dopo essere stato abbandonato dalla mia Bedelia, anche i miei amici, alla trentaquattresima volta che li cercavo, per raccontare loro con sincero stupore come fossero andate le cose, anche i miei amici, dicevo, mi abbandonarono. Non lo fecero bruscamente, ma piano piano, adducendo scuse fantasiose tipo "Stasera non posso uscire, ho le mestruazioni" (Danilo); "Devo andare a giocare la finale dei mondiali di briscola chiamata… anzi, mi stanno chiamando proprio in questo moment-CLIK! Tu-tuuu… tu-tuuu… tu-tuuu" (Antonio); "Ha sbagliato, qui è casa Cantelli" (Alessandro, con voce contraffatta da vecchia); "Devo andare a portare i miei assorbenti a Danilo" (Vassili). Così rimasi davvero solo. Solo, con la peggiore compagnia che potessi avere. Me stesso. Allora capii in quale gorgo stavo precipitando, e non appena iniziai per la trentaquattresima volta a raccontarmi cosa mi era successo, mi lasciai anch'io. Con la scusa più improbabile che potessi trovare: !Devo uscire con Bedelia, che mi ha chiamato e non può stare senza di me". Non trovai di meglio, e credo che non la bevetti, ma da quel momento, sempre piano piano, ricominciai a guardare al futuro con speranza. Con la speranza, cioè, che un giorno, il più presto possibile, sarei morto.
Non era molto, lo so, ma era pur sempre qualcosa.


Non avrei mai potuto ricominciare a camminare con le mie gambe, se non avessi avuto accanto a me i miei amici. E soprattutto se non mi avessero abbandonato! Così voglio dedicare a loro questo secondo volume, con l'augurio che un giorno possa ricambiare loro il favore. Un giorno molto vicino.

Insomma, non fatevi scrupolo di abbandonare il vostro Aldo personale. Non sentitevi in colpa se dovrete fingere di essere partiti improvvisamente per la Terra del Fuoco. Alla fine vedrete che non avrete fatto male ad abbandonarlo, perché piano piano imparerà a farsi forza e a reagire, e quando deciderete di tornare da lui, troverete un uomo nuovo, completamente cambiato. Non vi sembrerà nemmeno lui. "Aldo! Aldo!" lo chiamerete, stupiti dall'incredibile cambiamento! "Aldo! Aldo!" E lo vedrete ridere e scherzare con una bionda mozzafiato!
"Aldo!" Finalmente lo raggiungerete. "Aldo! Sei cambiato tantissimo, Aldo!"

E a quel punto vi accorgerete che non è Aldo.
Vi accorgerete che Aldo è quello a destra, che sta piangendo e sembra che abbia dormito fuori un'altra volta. Ma sarà troppo tardi per scappare.


Stavolta vi ha visto.

 Da RAT-MAN PRESENTA VENERDÌ 12 VOL. II.